LA TERZA FASE

di  Lucia Vignolo

E quindi sono entrata nella terza fase.   E non è che ci sono entrata ora eh... è già da un po' che sono consapevole di esserci dentro, in pratica da quando ho compiuto i sessanta.
Mi sono detta che la vita è divisa in tre parti. Trenta sessanta novanta. Perchè più o meno, salvo imprevisti, verso i novanta ci arriviamo.
Fino ai trenta possiamo considerarci giovani, ovvero in formazione, ovvero con licenza di cambiare di sbagliare di sognare con una certa leggerezza.
Dai trenta ai sessanta cambiamo sbagliamo e sogniamo lo stesso ma sempre a ragion veduta, valutando, soppesando.
E poi arrivano i sessanta, e sorprendentemente ti accorgi che c'è qualcosa di diverso.  Diciamo che vai giù liscio come l'olio, gli accadimenti non ti pigliano più di sorpresa, hai sempre in valigia una qualche esperienza cui fare riferimento, quella che una volta si chiamava saggezza, ma oggi sembra persino una parola troppo pomposa, non allineata con il giovanilismo imperante che ci viene proposto come modello per la nostra terza età.
Ti accorgi che sei piuttosto felice, più di quando eri giovane, perché ora hai imparato l'arte, anzi le arti: quella dell'attesa, quella della fiducia, quella della pazienza, quella dell'equilibrio, quella del rispetto... Quante lezioni ti ha dato la vita in quei due terzi precedenti! Naturalmente c'è ancora molto da imparare, ma è come quando si studia una lingua straniera: all'inizio bisogna aprire continuamente il vocabolario, si pensa nella lingua madre e si traduce, e non ti viene mai la parola, e che ne sai delle espressioni idiomatiche o dei proverbi o delle metafore di quel linguaggio non tuo? Ma alla fine, dopo aver sbagliato e corretto un sacco di volte, alla fine parli fluentemente, e pensi direttamente nella nuova lingua, e ogni nuova parola che impari si inserisce facilmente nell'architettura che già possiedi.
Ho già tanti progetti per la mia terza fase.  .  
Ho persino più energia. Un'energia diversa naturalmente, meno dinamica ma più solida.
E' questa solidità che mi rassicura, questo aggancio al mio vissuto, questa visione dall'alto del mio sessantatreesimo piano.
So che ancora cambierò sbaglierò e sognerò, e di nuovo con leggerezza; non la leggerezza incosciente dell'inesperienza, ma quella levità che si acquisisce dopo aver sfrondato tutto il superfluo.
Ma questa terza fase è anche qualcos'altro.
Anche la psicologia suddivide la nostra vita in tre fasi: quella del bambino, quella dell'adulto e quella del genitore.  Il bambino prende, ha bisogno degli altri; l'adulto è autosufficiente, basta a se stesso; ma il genitore dona, c'è per gli altri.
E così in questa mia terza fase voglio esserci, per gli altri. Sarà la fase del coraggio, il coraggio di esprimersi anche se politically incorrect, il coraggio di assumersi delle responsabilità, di mettersi in gioco, il coraggio di rischiare la disapprovazione.
In questa terza fase voglio esserci a modo mio, così come sono diventata negli anni, così come sto scoprendo di essere,  voglio cercare persone che mi corrispondano, amicizie autentiche, amori autentici. 
Questa terza fase, lo so, sarà meravigliosa.

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