IL VELO DEL SILENZIO

di Lucia Vignolo



"Non voglio parlare di questo argomento, abbi pazienza,” le disse lui che la pazienza la stava perdendo e aveva alzato il tono di voce;    “si tratta di una storia passata, finita, morta e sepolta, e non la voglio riesumare. Mi spiace se ho sbagliato, se ho fatto soffrire delle persone, te in particolare, ma non so cosa farci, il passato non si cambia, ed è inutile riparlarne. Così la penso io.”
“Ma veramente sei tu che…”   Lui la interruppe “Ascolta Tony, mi va bene parlare di tutto quel che vuoi, parlare di noi due, ma non di questa faccenda!”    “sei tu” riprese Tony  “che hai spostato il discorso; la lingua batte dove il dente duole quindi, io avevo solo osservato che non hai ancora risolto la questione, e questa tua reazione così…. vivace diciamo… me lo conferma. Ma non avevo intenzione di ridiscuterne. Una pura e semplice constatazione, sarà per deformazione professionale…”
Melania Antony era una psicoterapeuta, cinquantacinque anni ben portati, una donna che non passava inosservata, per il carisma, l’intelligenza originale, e per la bellezza mediterranea a dispetto di quel cognome straniero, dovuto ad un ufficiale americano che aveva messo incinta sua nonna.  Il tenente Jeremy Antony aveva riconosciuto il bimbo e lo aveva adeguatamente mantenuto fino al compimento degli studi universitari, né lo aveva abbandonato in seguito, mantenendo sempre un contatto affettuoso con quella sua famiglia in trasferta, e divenuto nonno di Melania aveva generosamente provveduto anche a lei.
Era stato lui a suggerire per la nipotina in arrivo quel nome di stampo americano; ma fin dai tempi delle scuole elementari Melania era diventata Tony, dall’abbreviazione del suo cognome. E Tony era rimasta per tutti e per sempre.
Tony aveva conosciuto Federico a trent’anni, quando già era una affermata professionista, reduce da un breve matrimonio finito con la fuga di lui verso un nuovo amore.  Anche Federico aveva trent’anni, ed era assistente alla cattedra di Scienza dei materiali all’Università di Parma, la città nella quale viveva, e dove viveva anche Tony; e anche lui si era da poco separato dalla compagna di università che aveva sposato quando ancora credeva che fosse sufficiente essere follemente innamorati per essere una coppia.
Tony e Federico avevano incominciato cautamente, esplorandosi a vicenda, ancora scottati dalle esperienze pregresse, ma la passione li aveva ben presto travolti e divenne naturale andare a vivere insieme. Ben presto divennero genitori di Iacopo, e sebbene non si sposarono la loro fu una famiglia a tutti gli effetti.
Erano quel che si dice una bella coppia, e una bella famiglia. E non lo erano solo di facciata. Una sintonia magica, un’attrazione potente, una reciproca capacità empatica li teneva  saldamente uniti.
Iacopo aveva appena compiuto sei anni quando Federico ebbe la cattedra all’Università di Siena. I due furono concordi nella decisione di non spostarsi da Parma, dove l’attività di Tony andava a gonfie vele, e soprattutto dove Iacopo aveva i nonni materni e paterni.  Federico si sarebbe preso un appartamentino a Siena e avrebbe trascorso là i giorni lavorativi. Sarebbe partito il lunedì mattina e tornato il venerdì pomeriggio, a volte anche il giovedì.  Non sarebbe stato poi così complicato.
Infatti fu facile abituarsi a questa routine: dal lunedì al giovedì c’era il lavoro, la scuola di Iacopo, e magari un po’ di palestra, qualche uscita al cinema con gli amici, e il venerdì era bello ritrovarsi e godersi il lungo weekend assieme, e raccontarsi più dettagliatamente quello che già ci si era detti nelle telefonate infrasettimanali.
Passarono alcuni anni.
Poi Federico ebbe un incidente stradale.
Era accaduto una domenica, accompagnava Iacopo al maneggio. Furono ricoverati entrambi all’ospedale. Iacopo aveva due costole fratturate, ma la situazione di Federico si presentava un po’ più complessa anche se non grave.
Fu il lunedì sera. Tony era appena rientrata a casa, all’ospedale con Iacopo restava la nonna e lei avrebbe potuto riposare un po’. Squillò il telefono.
“La dottoressa Antony? Mi scuso se la disturbo a quest’ora… sono Mariella, la vicina di casa di suo marito Federico… sa, non l’ho visto arrivare oggi… come tutti i lunedì… e mi chiedevo se magari ci fosse qualche problema… mi scusi sa ma io sono una un po’ ansiosa e penso subito alle disgrazie… mi scusi davvero, ma volevo tranquillizzarmi…”
Tony la tranquillizzò naturalmente, ma quando si chiuse la comunicazione la tranquillità l’aveva persa lei.
Era un po’ strana quella telefonata.
Magari a Siena i vicini di casa non si fanno i fatti propri, e ci sta, ma in fondo non era mica la prima volta che Federico non partiva il lunedì… Perché questa volta la vicina era preoccupata e le altre volte no? Forse perché le altre volte sapeva che lui non sarebbe arrivato di lunedì? E questa volta perché non lo sapeva? Perché lui non aveva potuto avvisarla?
Tony non era una donna sospettosa. Gli uomini di casa sua non erano traditori. Persino il nonno Jeremy si era sempre fatto carico delle sue responsabilità e non aveva abbandonato a se stessa la nonna.  Dunque cercò di scacciare certi cattivi pensieri.  Ma tant’è un presentimento si era insinuato nel suo cervello.
All’improvviso si era spalancata una finestra su uno scenario nuovo. Minuscole frazioni di vita, piccoli e apparentemente insignificanti episodi degli anni passati le si affastellarono in testa. E poi, un indizio macroscopico: non era forse vero che lui non l’aveva mai portata a Siena nell’appartamento dove viveva? “E’ solo un minuscolo monolocale” le aveva detto, e qualche volta le aveva fatto vedere delle foto, ma avrebbe potuto essere magari il monolocale di un collega compiacente… si sa che gli uomini si coprono a vicenda quando si tratta di amanti.
Il mercoledì mattina molto prima dell’alba Tony partì per Siena, lasciando Iacopo a sua madre con la scusa di un convegno a Bologna.
L’indirizzo lo aveva, Via Giovanni Duprè 101 interno 4, sperava solo non fosse falso.
Alle sette e mezzo era davanti al civico 101. Aveva deciso di giocare sporco, perché no? In fondo, se i suoi sospetti fossero stati fondati gli scrupoli non avrebbe dovuto certo farseli lei.
“Sono la moglie di Federico” rispose alla voce al citofono “ho una lettera per lei da parte di mio marito”.
Come aveva previsto, la curiosità ebbe la meglio e il portone si aprì. Salì al secondo piano, l’interno 4 aveva l’uscio aperto e una donna che evidentemente pochi minuti prima era ancora a letto stava ora sulla soglia, in camicia da notte.
E sono strane le donne, si sa.
E sorprendenti sono i rapporti che si creano tra loro.
Molti luoghi comuni girano sulla rivalità in amore delle donne, ma la realtà è poliedrica, e tutto può accadere quando due donne vengono deluse dalle stesso uomo.
La cultura delle donne affonda le sue radici nel lontano matriarcato, quando ancora i maschi si occupavano di caccia pesca e raccolta e loro gestivano la prole e il cibo e il fuoco.
Nel mondo delle donne la rivalità per accaparrarsi il maschio migliore è sempre andata di pari passo con la cooperazione. Le donne partorivano, allattavano i piccoli, difendevano il rifugio. Ci devono aver messo poco a capire che conveniva collaborare. Aiutarsi nel parto voleva dire abbassare la mortalità e diminuire la fatica. Allattare i piccoli delle altre puerpere distanziava un po’ le gravidanze.
Sarà per questa sapienza innata che l’incontro tra Tony e Mariella non fu un duello all'arma bianca.
Quella mattina Tony scoprì una parte della vita di Federico a lei sconosciuta.
Mariella era in effetti la vicina di casa di Federico… all’inizio, quando lui si era cercato un appartamentino a Siena, che era appunto quello al numero 101 interno 3, stesso pianerottolo.
Fu Mariella a contattare il nuovo inquilino, ma senza malizia, solo per dargli il benvenuto nel piccolo condominio. Nemmeno sapeva che fosse solo.  Nacque una innocente amicizia, che il tempo e la solitudine di entrambi nelle lunghe sere trasformò in intimità e poi in amore. Naturalmente c’era Iacopo, e lui avrebbe aspettato che il ragazzino crescesse ancora un po’, non si sa quanto, naturalmente, e poi avrebbe lasciato Tony, la quale però non si era proprio accorta di non essere amata da Federico, il quale si dimostrava felicissimo e perfettamente a suo agio nei lunghi fine-settimana, appassionato amante e tenero padre…
Le due rivali si salutarono da complici e rimasero in contatto telefonico. Avevano deciso che sarebbe stata Tony a parlare per prima a Federico.
Tony attese che lui uscisse dall’ospedale. Aveva un polso ingessato e parecchi bendaggi, e si era preparato ad una lunga serena convalescenza.
“Ho parlato con Mariella” esordì lei un pomeriggio, approfittando dell’assenza di Iacopo.
C’era tanto dolore in quelle parole, ma c’era anche una punta di sottile segreta maligna soddisfazione nel vederlo sbiancare e restare basito, così nudo e vulnerabile come il ladro colto con le mani nel sacco.
E’ pur vero che non ci fu lo scorrere del sangue, e nemmeno altre azioni di violenza fisica, nemmeno un ceffone liberatorio che forse avrebbe anche potuto starci bene, ma ci fu il copioso scorrere delle lacrime e l’aggrovigliato fuoriuscire di tutta la gamma emozionale relativa al tradimento, la delusione e la rabbia, la tristezza e lo sconforto, la sorpresa di chi ignaro non si accorgeva, la vergogna di chi nascondeva, la frustrazione, il senso di colpa, la confusione sentimentale, l’incredulità…
Tony era delusa anche di se stessa. Come aveva potuto, in tanti anni, non sospettare nulla? Tanto più che era una psicologa… Possibile che lui fingesse così bene di amarla ancora? O forse l’amava davvero e non amava l’altra? O le amava tutte e due, caso più probabile e non infrequente specie nei maschi? Com’era quel libro su questo argomento? E anche quell’articolo…  Andava a rivedere testi che aveva letto in passato, cercando di trovare una collocazione a quanto accaduto, ma se razionalmente riusciva a mettere un po’ d’ordine ai pensieri, nulla poteva fare per quel cuore sofferente, che se lo sentiva in gola accelerato e pulsante.
Avrebbe voluto perdonarlo, accettare la sua promessa di lasciare Mariella e lasciare pure la cattedra, ma sapeva che sarebbe stato troppo difficile.  Gli chiese di trasferirsi definitivamente a Siena.
Non fu una vittoria per Mariella. Lo sapeva Tony, per esperienza professionale, e lo aveva sospettato anche Mariella, per intuizione femminile. Dopo pochi mesi anche lei gli chiese di andarsene.
E c’è anche un altro aspetto singolare della psicologia femminile... che per quanto un uomo te le possa combinare sporche, tu puoi continuare ad amarlo. E dato che è difficile amare un uomo che non si stima, le donne si arrampicano sugli specchi per trovare giustificazioni al cattivo agire del compagno, sminuendone le colpe.
Consapevole di queste dinamiche, ed essendone tuttavia vittima suo malgrado, Tony non riusciva ad uscirne, complice la circostanza che c’era Iacopo a tenerli in contatto, e Federico tornava a Parma praticamente tutti i fine settimana, come prima. Si era cercato una stanza in affitto in prossimità della casa di Tony, ma per ovvi motivi non potevano evitare di incontrarsi.
Erano entrambi sofferenti, anche se non volevano darlo a vedere, come chi cerca di nascondere ferite ingloriose di cui si vergogna.
Il dolore li riplasmava, scardinava certezze, insinuava dubbi, poneva domande, cercava nuove verità.
Erano cambiati infatti, qualche anno dopo, quando Tony decise di accettare la proposta di Federico, di provare a rimettersi assieme. 
Iacopo aveva ventidue anni ed era al terzo anno si medicina. Non era per lui che si erano riuniti. Era una forza al di fuori di loro, da cui erano soggiogati, a cui non riuscivano a sottrarsi.
Erano tornati a frequentarsi, a mangiare assieme, andare al cinema, o a fare un giro in centro, o semplicemente stare assieme sul divano a chiacchierare.  A volte dormivano assieme e facevano l’amore.
Non è mai facile ricominciare una storia interrotta da un tradimento.  L’infedeltà resta come un velo posato sopra l’abatjours, la luce è più morbida ma i contorni meno nitidi, e la vergogna appare meno vergognosa, e il dolore meno doloroso.
E’ il tradito che a volte vorrebbe fare chiarezza, togliere il velo e parlane una buona volta, del fattaccio, per il quale ha versato lacrime a fiumi.  E’ il traditore che si oppone, che non ne vuole parlare perché se ne vergogna di aver tradito, perché il tradire non è tanto lo scoparsi un’altra persona ma è il contesto, l’infamia gettata sul tradito per giustificare il tradimento, la menzogna, lo scendere a compromessi che prima non si sarebbero mai accettati, il rinnegare i propri valori… togliere il velo significa illuminare di cruda luce lo scenario tragico e volgare del tradimento, vedere in faccia la propria meschinità, i propri errori.  Più facile nascondersi dietro il “non ne voglio più parlare, è acqua passata”.
Tony sapeva tutto questo, sapeva che squarciare il velo era pericoloso, non per se stessa ma per Federico.  Sapeva che Mariella era ancora per lui una faccenda irrisolta ed era normale, lei lo aveva infine escluso dalla sua vita, e questa era una piaga sulla piaga.
E allora perché ci aveva provato, a chiarire, a far luce? In fondo che le importava a lei? Era forse una piccola, stupida vendetta, svergognare Federico e metterlo di fronte alle sue colpe? Perché perdere la sua verginità di parte lesa e macchiarsi di una sciocca ripicca, perché infierire sul traditore che è la vera vittima del tradimento? Chi tradisce, tradisce prima di tutto se stesso, i suoi valori, la sua integrità. Il velo di silenzio gli serve per guarire la ferita, non per nascondersi. Perché togliergli questa opportunità?
“Una pura e semplice constatazione, sarà per deformazione professionale” ripeté Tony, quasi tra sé. “Rilassati Federico, nemmeno io ho voglia di parlare di questo argomento.”
Girò sui tacchi e si infilò in bagno. Si guardò attentamente allo specchio. Le parve che nel suo viso comparisse qualcosa di scomposto, o di corrotto.
“Anche io ho bisogno di un velo” disse tra sé “un velo di silenzio”.

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