ANCHE SE NON SONO NATIVA DIGITALE…

di Lucia Vignolo


Le statistiche italiane dello scorso anno riportano che il 94% degli italiani ha in tasca almeno un cellulare. Di questi, l’83% è uno smartphone.
Dunque io non sono una bestia rara; faccio parte della maggioranza.
Ora non so se gli altri facenti parte di questa maggioranza hanno comprato lo smartphone per il semplice piacere del possesso o per utilizzarlo, ma sinceramente come decidano di utilizzarlo sono affari loro. L’utilizzo di tale strumento dipenderà dalle caratteristiche della persona che ne è in possesso.
Del resto una volta (si… quel famoso una volta, ai miei tempi….) si andava in edicola, e c’era chi acquistava Micromega e chi Novella 2000, si andava in libreria e chi comprava i gialli chi i saggi chi la poesia e chi i romanzi rosa. Poteva capitare che un lettore acquistasse saggi filosofici e magari anche qualche giallo per quando aveva voglia di svagarsi, o un romanzetto rosa da leggere in spiaggia, ambiente che poco si accorda con la filosofia.
E così oggi anche lo smart viene certamente usato in modi diversi da utenti diversi. C’è anche chi sicuramente ne fa un uso quasi patologico, ma c’è gente che fa uso quasi patologico di qualsiasi cosa, del cibo, dello shopping, della chirurgia estetica. Anche della parola… conoscete qualcuno che parla a vanvera?
Ecco per esempio tra questi ultimi, quelli che fanno cattivo uso della parola, ci sono quelli che hanno sempre da ridire sull’uso dello smartphone: e che ormai siamo tutti col naso sul cellulare, e che non parliamo più tra noi per colpa del cellulare, e che siamo isolati, siamo asociali, siamo istupiditi, siamo vanesi, narcisisti, e vabbè non vado avanti perché la farei troppo lunga.
Ora io devo fare outing. Ebbene sì, io sono una di quelle che ha sempre il naso sul cellulare.
Bè, non sempre, ma se mi incontrate sul bus, o alla stazione, o seduta su una panchina in corso Italia a prendere il sole, e anche in treno, al bar, all’autogrill… mi vedrete molto probabilmente col naso sul cellulare. Se sono sola naturalmente.
Forse sono istupidita e non me ne rendo conto. Anche narcisa perché metto le mie foto su FB.
Però io lo smartphone lo trovo una grande invenzione e mi è molto utile. E’ una specie di maggiordomo discreto e affidabile, al quale posso chiedere un sacco di favori.
Mi tiene in rubrica gli appuntamenti, e mi ricorda la loro scadenza mezz’ora prima con un discreto cinguettio. Mi dice che ora è. Che tempo farà in un tale posto, che se devo partire mi organizzo meglio il trolley. Se non conosco la città o non trovo un indirizzo mi fa da navigatore. Gentilmente mi mostra anche il percorso e la distanza sia che vada in auto, a piedi o con mezzi pubblici. Mi informa su quale bus passa in quella data fermata e in quali orari. Mi dà l’orario dei treni e del Flixbus e mi consente di acquistare online il biglietto. Sceglie l’aereo più conveniente. Le informazioni su alberghi hotel e B&B sono dettagliatissime, corredate di foto e tutte le informazioni più utili, persino se c’è l’aria condizionata e le ciabattine da bagno.
La mia biblioteca digitale è a portata di mano perché ho installato l’app di Kindle. Ma posso anche leggere il quotidiano oppure la rivista alla quale sono abbonata. Se mentre leggo mi viene un dubbio o una curiosità posso accedere a Wikipedia o al vocabolario online, ma ci sono anche le enciclopedie universali come Europeana.
Se mi imbatto in una parola straniera che non conosco c’è Google translate e se un turista mi chiede informazioni gliele posso dare nelle sua lingua madre usando il traduttore simultaneo.
Se sono in fase cazzeggio entro in FB e vedo un po’ cosa dice la gente, e mi tengo in contatto con gli amici. Quando faccio lunghi viaggi inserisco la cuffietta e ascolto musica, o vedo un film , o vado su “la7” e sento la Gruber. Posso leggermi la posta, prendere appuntamenti con gli amici per una cena assieme, vedere che film ci sono nelle sale della mia città quali spettacoli nei teatri, eventualmente scegliere in base alle recensioni, e ovviamente acquistare il biglietto scegliendo pure la poltrona nella fila preferita.
Posso acquistare libri o il frullatore o un trapano Black & decker. Posso mettermi il rossetto senza sbavare perché c’è uno specchio, ma anche una torcia che tempo fa per andare in albergo ho dovuto passare un tratto di strada buia, ma c’è anche una bussola, un altimetro, una calcolatrice, un registratore…
Quando sono nervosa perché il treno è in ritardo gioco a Candy crash, un vero antistress.
E poi da quando sono dotata di smartphone sono anche più tranquilla quando mi avventuro da sola per le stradine di campagna. Prima non andavo sa sola per i sentieri, perché temevo che in caso di incidente avrei sì potuto chiamare soccorsi ma non sarebbe stato facilissimo spiegare dove sono. Ma il mio fedele smart, collegato al satellite, può indicare con precisione ai miei soccorritori dove venire a raccogliermi.
Posso fare la foto di qualcosa che mi emoziona e mi incuriosisce, e condividere questa emozione, ma posso anche condividere un mio pensiero così per suscitare un dialogo sul tema, o semplicemente leggere cosa dicono i miei concittadini e informarmi su ciò che accade in città.
Non serve più avere una telecamera perché il meraviglioso smart ne è dotato e va benissimo per gli webinar e persino per i corsi online.
Ah … dimenticavo … posso anche telefonare eh, e se l’interlocutore non è al momento disponibile posso inviare un messaggio vocale o un videomessaggio, così non devo nemmeno mettere gli occhiali.
Lo smartphone è un fedele amico, dotato di molta pazienza e grandissima discrezione. Quando ho bisogno di lui c’è sempre, gli basta solo un pochino di corrente per ricaricarlo, e quando sono in compagnia degli amici non si offende se lo lascio in borsa anche per ore e ore, anzi se proprio non voglio che si faccia sentire lo silenzio e stop.
Quando lo riaccendo non ha mai il broncio, non mi chiede spiegazioni e anzi è subito pronto a servirmi. Gli ho comprato un bell’abitino rosso, su misura, per proteggerlo, e lui è tutto contento.
Come potrei non amarlo?

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