MA QUANTI ANNI HA SALLY

di   Lucia Vignolo


Sally, lei, quella del Vasco, quella che adesso fuori piove e lei e posata lì accanto alla finestra.
Sally che è nata donna del sud ma è stata trapiantata da piccola in una orgogliosa e severa città del nord.  Sally che sua madre non era materna e lei sognava di scappare, ma a quei tempi se non avevi le palle come un uomo ti toccava aspettare un principe che ti portasse via, e sperare che ti andasse di culo.
Sally, un giorno lontano che nemmeno lo ricorda bene, aveva incontrato un principe con gli occhi azzurri; anche lui era nato uomo del sud e anche lui fin da ragazzo aveva messo radici in quella città orgogliosa e severa. Era partito un giorno da solo, e si era trovato uno spazio piccolo ma tutto suo;  era un principe di serie B ma aveva un cuore grande e non poteva vedere piangere una fanciulla.
Il principe voleva bene a Sally ma non l’amava, e Sally voleva bene al principe ma non l’amava. E così era andata, che siccome Sally voleva scappare via da casa, lasciare quella madre ingombrante e abrasiva, e siccome il principe non se la sentiva di farla piangere e lasciarla al suo destino, i due convolarono a nozze non si sa se felici e contenti ma insomma avevano risolto ciascuno il suo problema.  Sally ora aveva una casa sua, il suo uomo che pensava a lei, e lui aveva una compagna e non era più solo.
Sì, Sally è quella che ha già visto cosa ti può crollare addosso, e lei lo aveva visto presto, quando era uscita dalla sala parto dove aveva dato alla luce il suo primo figlio. Il neonato presentava una gravissima malformazione.
Sally si era chiesta per cosa fosse stata punita, perché il cielo aveva infierito su di lei, adesso che era appena uscita dal dileggio e dal disprezzo che la madre le aveva inflitto per tanto tempo, adesso che aveva trovato nel principe rispetto e accoglienza e sostegno.
Aveva forse osato troppo, aveva sfidato il destino e sognato quiete, e semplici doveri cui attendere con sollecitudine.
Sally camminava per la strada senza nemmeno guardare per terra, e la sua vita era un’appendice di quella del figlio.
Lavoravano per il miracolo, lei e il principe, ostinati, concentrati sull'obiettivo.
Sally si negava il piacere, nulla era più importante, vestirsi, pettinarsi, lavarsi erano funzioni puramente tecniche prive della civetteria che ne aggiunge un significato estetico.  Si negava anche il piacere della carne, riducendo gli amplessi a mero rispetto di un presunto dovere coniugale, consumati velocemente e senza la sua partecipazione.
Stretta tra l’eiaculazione precoce di un marito frustrato e il rigore cattolico dell’unica contraccezione consentita, Sally rimase incinta altre due volte.  Imprigionata dal veto religioso all’aborto, Sally divenne ancora madre senza mai essersi affrancata dalla condizione di figlia.
Mi sembra di vederla Sally, che alla fine depone le armi, non ha più voglia di fare la guerra; quello è il suo destino, così diverso da quello che aveva sognato… il consumarsi nella sofferenza di quella anomalia, di quella punizione divina, di quella casualità che aveva scelto proprio lei per determinare una crudele eccezione.
E anche quando la guerra fu vinta comunque, forse per la determinazione ferrea del principe che non aveva mai deposto le armi, nemmeno un solo momento, e quando il miracolo fu compiuto e il figlio ormai ragazzo fu recuperato ad una vita normale, nemmeno allora Sally seppe gioire. L’amarezza l’aveva riempita, l’indifferenza l’aveva posseduta.
Ora Sally cammina per la strada sicura, senza pensare a niente, ormai guarda la gente con aria indifferente, prosegue per forza d’inerzia. Il principe se n’è andato, le ha lasciato la grande casa dove lei è rimasta a cucinare, a lavare, mentre la piccola tribù familiare continuava ad assottigliarsi, prima via un figlio, poi l’altro, ognuno verso il proprio destino, e lei ora è lì da sola, accanto alla finestra, a vedere la pioggia che scende ticchettando sulla terrazza e sulle foglie del rampicante.
Vorrei andare a casa sua, dirle ciao Sally, sono io, ce lo facciamo un caffè? E poi ci sediamo qui accanto alla finestra e guardiamo la pioggia … vorrei andare, ho già infilato il cappotto, ho preso l'ombrello, ho preso la borsa, ci ho messo già dentro il cellulare, ma alla porta di casa mi sono fermata. Io non ci posso andare da Sally, io sono quella che le ha rubato il principe, questo crede lei, non sa che il principe sarebbe scappato comunque, con me o con un’altra o forse anche senza nessuna.
Tolgo il cappotto e lo rimetto nell’armadio. Mi siedo accanto alla finestra. Fuori piove.
Devo lasciarti lì da sola, Sally, con la tua indifferenza, la tua delusione, forse la tua rabbia. E i tuoi sessantacinque anni. Quasi come me. Vorrei dirti che forse adesso puoi ricominciare.  E anche prima… forse non è stato tutto sbagliato… Forse la vita è tutto un brivido che vola via, è un equilibrio sopra la follia.  Che vuoi che ti dica, forse era giusto così….  Guarda la pioggia Sally, senti che bel rumore che fa.

https://www.youtube.com/watch?v=YLB8vycVrj0

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