UN' ESTETICA DEL VECCHIO

di   Antonio Strafella


Molti potranno considerare questo titolo 
un ossimoro se non proprio un assurdo. Come si può elaborare un'estetica del vecchio se il termine vecchio è diventato sinonimo di tutto ciò che è brutto, nocivo, negativo? Il termine vecchio fa così paura da essere bandito, negato; al suo posto si usa il termine politicamente corretto di anziano come se fosse più accettabile.
Sembra quindi impossibile vedere la parola bello accanto alla parola vecchio.
Chiunque oggi sottoscriverebbe la frase di John Wayne nel film The Big Jack. Ad un certo punto  molla uno sganassone al robusto figlio che, infuriato, lo offende dandogli del “vecchio”. La risposta è inaspettata:   "puoi chiamarmi papà o babbo, puoi chiamarmi Jack o Jackob, puoi chiamarmi bastardo o figlio di puttana,  ma non ti azzardare a chiamarmi vecchio!"
Eppure nel rifiuto del padre di essere vecchio c'è un qualcosa di  interessante, il termine vecchio seppur negato, viene esaltato, non funzionerebbe se al suo posto ci fosse il melenso "anziano", o magari il ridicolo “anzianotto”.
Sinceramente preferisco essere chiamato vecchio piuttosto che anziano. Anziano è neutralizzante, ti rende "neutro" che è peggio che l’essere cattivo.
Il termine vecchio può essere coniugato in molti modi interessanti anche da un punto di vista letterario.   Ci sono i vecchioni depravati e spioni della Bibbia (Libro di Daniele) che  spiano Susanna, c'è il vecchio mal vissuto del Manzoni (che ispirerà tanti film western) che grida: "impiccatelo! Impiccatelo!". C'è il vecchio sporcaccione di Charles Bukowski (Tacquino di un vecchio sporcaccione).    Eroi negativi certo, ma dotati di fascino sapienziale, ci mettono in guardia sugli effetti negativi che può avere il tempo che passa. 
Se poi vogliamo esempi positivi… ebbene si è sempre coniugata la vecchiaia con la saggezza; un esempio per tutti: il vecchio Simeone del Vangelo di Luca. Spesso la saggezza è anche coniugata con una certa vitalità alla Jhon Wayne: Nestore, (Iliade) Raimondo di Tolosa (Gesuralemme Liberata).
Insomma il termine "vecchio" tanto condannato ha un suo fascino, seppur ambiguo. 
Lo stesso Jhon Wayne, in un altro film, usa l'arma della vecchiezza per difendersi dall'arma della seduzione di una giovane Ann Margaret con la frase: "persino la mia sella ha più anni di te!"   Insomma ogni tanto essere vecchi conviene per sottrarsi a situazioni non desiderate; pensiamo alla frase del Numero 1 dei fumetti del gruppo TNT di Magnus e Bunker: "sono troppo vecchio per questa impresa... ma voi..."
Naturalmente le donne obietteranno che al femminile il termine vecchio  non solo è quasi sempre al negativo ma è proprio privo di fascino.    Troviamo infatti espressioni quali vecchia strega o vecchia megera, suggerendo che gli anni rendano la donna non solo più brutta ma anche più cattiva.
Esiste anche un aforisma, non ricordo l'autore, forse Oscar Wilde (quando non si ricorda l'autore e la frase è tagliente e misogina, si tende sempre ad attribuirla al grande Oscar, in genere funziona):   "E' inutile vendicarsi di una donna, ci penserà il tempo!"   Insomma per la donna la vecchiaia in ogni situazione rincara la dose.  Esistono poi dei vezzeggiativi quali vecchina o la buona vecchina  che rimandano però a qualcosa di tenero, quasi un ritorno all'infanzia.
Eppure in alcuni casi anche alla donna viene assegnata una dimensione di saggezza, come la profetessa Anna della Bibbia.  Si, anche la donna ha spesso un ruolo di saggezza e vigore, come ad esempio nelle storie di famiglie rette grazie alla tenacia di donne cui la vecchiaia conferisce maggiore credibilità e potere.  
Oggi però il tempo scorre veloce, troppo veloce, le novità relegano l'esperienza in un angolo; pertanto si rischia che gli anni ci rendano solo più vecchi e non più saggi. "Cosa triste" commenterebbe il matto del King Lear "diventare vecchi senza diventare saggi!"…  triste ma è così.   
Non potendo dunque diventare saggi ci rifiutiamo di diventare vecchi e inseguiamo così una posticcia giovinezza, fatta di trucchi goffi e stantii.   A questo punto il lettore si domanderà quale estetica sia possibile elaborare se invecchiamo senza diventare saggi, se solamente giovane è bello, e se ritoccato è patetico o ridicolo.
Eppure è possibile.
Conosco la strada.  Posso indicarla e dire come e quando vecchio è bello.
Il concetto di bello come sappiamo non è intrinseco all'oggetto percepito ma dipende soprattutto dalla percezione del soggetto che percepisce,  e nell’atto stesso di percepire modifica la cosa (o la persona) percepita.   E' una trasformazione, una trasformazione profonda.
Vi racconto una vicenda, a molti nota,  tratta dal secondo libro dell'Eneide, dove Enea narra alla regina Didone la caduta della città di Troia.   E' un episodio tragico e commovente:  la morte del vecchio re Priamo.
Il massacro si sta compiendo: gli anziani si rifugiano nel tempio in cerca di pietà o morte dignitosa.   Il vecchio Re calza l'armatura… è ridicolo, sciocco e patetico, le carni rinsecchite e senza muscoli si piegano sotto il peso degli anni e del ferro. Viene rimproverato da tutti, moglie compresa, che lo apostrofa come misero sposo; e lo rimprovera, ricordandogli che lui è il vecchio Re  e non può sostituire il figlio Ettore; e lo invita a cercare posto nel tempio insieme agli altri.
Lui, stupido vecchio dal passo incerto, si dirige verso Pirro, il terribile figlio di Achille e vede una cosa orribile, vede Pirro, mostruosa montagna di muscoli, infierire contro il nipote ferito.  Il vecchio ha un moto di sdegno di fronte tale ferocia. Il  suo malfermo braccio solleva la lancia e la scaglia contro il figlio d'Achille.   
A questo punto si ha una trasformazione: il lettore non vede più lo stupido vecchio dalle carni flaccide, vede altro, vede lo sdegno senza età. Il vecchio si trasforma in qualcosa di grande, di eroico, di tragicamente eroico.  La lancia scagliata emette un suono sordo e inutile, il vecchio viene impietosamente massacrato dalla furia omicida di Pirro Neottolemo. Ma non importa, per un istante, un istante che dura da secoli, il vecchio Priamo è stato bellissimo.
Credo che i fratelli Taviani abbiano tratto ispirazione da questo episodio per il loro film La notte di San Lorenzo, dove un vecchio contadino, infatuato dei poemi omerici, prova a scagliare il forcone contro il fascista. Lo spettatore vede il vecchio trasformarsi sotto i suoi occhi in un eroe che scaglia la lancia.
Che insegnamento possiamo trarre da ciò? Semplice, se vogliamo essere belli… indigniamoci.   L'età rende spesso le persone più egoiste e meschine e spesso ridicole nel cercare di essere quello che non sono più.  Rifiutiamo tutto ciò.   Decidiamo di indignarci, le occasioni non mancano, le ingiustizie non sono scarse, e di fronte ad esse tutti noi, donne e uomini, indigniamoci!  E come il vecchio Priamo saremo bellissimi.   Non preoccupiamoci delle rughe, dei capelli grigi, dei soldi da risparmiare!   Indigniamoci di fronte alle ingiustizie e tutti ci vedranno bellissimi.   Indigniamoci, non andremo incontro  a nessun Pirro omicida, risulteremo magari un poco antipatici ma… saremo bellissimi.


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