ENANTIODROMIA: LA RICETTA ANTIAGE


Non è un farmaco, non è un trattamento estetico, né una posizione yoga. E nemmeno una bestemmia.
Deriva dal greco enantios (contro) e dromos (corsa); corsa nell’opposto.

Gli antichi greci, che come direbbe Galimberti sono stati il popolo più intelligente del mondo, avevano fatto delle osservazioni davvero straordinarie. Per esempio Eraclito aveva notato che ogni cosa tende a ricadere nel suo opposto, in un eterno divenire, mantenendo dunque l’armonia degli opposti.

«Ciò che si oppone conviene, e dalle cose che differiscono si genera l'armonia più bella, e tutte le cose nascono secondo gara e contesa.»

Yung, un altro che non si lasciava sfuggire niente, riprese questo concetto per applicarlo ai suoi studi di psicologia.  Egli aveva notato che quando la parte razionale di un individuo tende a prendere una direzione unilaterale, una convinzione dominante, inevitabilmente nel suo inconscio prende forma un altrettanto potente opposto, che tende ad inibire la parte cosciente.

Più in generale arrivò a dire che la razionalità umana, che promuove la civiltà, trova contrapposizione nella sua irrazionalità, che distrugge la civiltà.
Di questi tempi questa contrapposizione appare particolarmente evidente.

Ma cosa c’entra tutto questo con l’invecchiamento?
Pensiamoci un attimo: man mano che diventano adulte, e poi mature, e poi vecchie, molte persone tendono a consolidare particolari convinzioni, idee, atteggiamenti e comportamenti che si sclerotizzano rendendo tali persone mentalmente rigide.

Questo non accade ai “grandi vecchi”, ovvero a quegli individui che ancora in tarda, tardissima età mantengono lucidità di pensiero, apertura mentale, capacità di analisi, ampia visione, malgrado una diminuzione della creatività. Spesso questo atteggiamento mentale si associa ad una relativamente buona salute, che gli consente infatti di diventare “grandi vecchi”.

Si tratta di persone che sanno governare l’enantiodromia, facendone anzi una importante risorsa, fonte della loro saggezza.
Occorre di base una certa intelligenza, unita ad una certa cultura (non necessariamente scolastica), unita ad un carattere propositivo e ottimista, unita ad un animo buono.  Tutte caratteristiche che si rinforzano l’una con l’altra, del resto, quindi non così difficilmente reperibili come si pensa.

Chi ha queste caratteristiche, mano a mano che matura e poi invecchia, e come tutti tende per natura a consolidare certi modelli ideologici e/o comportamentali che si sono dimostrati validi, riesce tuttavia a riconoscere anche gli opposti che dall'inconscio si contrappongono. 
Questo riconoscimento, questa consapevolezza, si risolve in un grande arricchimento. E’ proprio la base di quel divenire di cui diceva Eraclito, di quel movimento eterno in cui si genera l’armonia.

Traducendo in soldoni: se la persona che si avvicina alla terza età è in grado di riconoscere dentro di sé quella spinta che si oppone al suo sclerotizzarsi su posizioni già testate, su quello che definiamo “la tranquillità” del già noto che si contrappone all'inquietudine dell’ignoto, allora può dare spazio a quell'ignoto, accettandone il grado di irrequietezza, che anzi data l’esperienza sarà una irrequietezza un po’ meno irrequieta di quella giovanile.

Ed è questa irrequietezza la pillola della giovinezza. Perché l’irrequietezza li spingerà verso altri percorsi, verso altre mete, sogni, desideri, li muoverà verso gli altri, gli farà comprendere il cambiamento del mondo e li aiuterà a viverlo senza pregiudizi, senza “ai miei tempi” che è una frase assolutamente senza senso a meno che non sia portata come una testimonianza, una memoria culturale, un insegnamento, e non come uno sciocco rimpianto.

Queste persone le avrete forse notate attorno a voi. Sono quelle che magari non le vedevate da un po’ e scoprite che sono cambiate, sembrano ringiovanite e si sono messe a fare cose che non avreste immaginato facessero. 
Oppure sono quelle persone che non le vedete mai invecchiare, vi sembrano sempre uguali anche se gli sono venuti i capelli bianchi e le rughe; sembrano inossidabili, e sempre a loro agio malgrado il mondo sia cambiato assai da quando erano venuti al mondo.

Vorrei sottolineare una nozione importante. Si dice che per contrastare l’invecchiamento è fondamentale un corretto stile di vita ma soprattutto far lavorare il cervello affinchè si mantenga giovane.  
Ma cosa vuol dire far lavorare il cervello ? Quand'è che il lavoro del cervello si associa al suo mantenersi efficiente? 
Perché il cervello lavora sempre, anche quando guardiamo “il grande fratello”….

Il cervello si mantiene efficiente solo quando IMPARA.
Sappiamo che con l’età tendiamo a perdere neuroni e che essi non si rigenerano (salvo poche eccezioni). E’ un processo inevitabile.
Ma quando impariamo qualcosa, quando affrontiamo una novità, i neuroni creano nuovi collegamenti tra loro, aumentano le sinapsi. E la funzionalità dipende soprattutto dai collegamenti, non dai neuroni.

E tanto più impariamo, tanto numerose e grandi saranno le novità, e quanta più irrequietezza genereranno, tanto più il cervello risponderà con nuovi collegamenti, e modulerà le nostre “molecole segnale” per mantenere in efficienza tutto l’organismo.
I cervelli di Margherita Hack o di Indro Montanelli non avevano più neuroni di quelli degli altri novantenni, ma certamente molte più sinapsi.

E allora ragazze e ragazzi diversamente giovani, lasciatevi trasportare da queste vocine interiori che vi dicono basta con queste menate, lasciatevi sedurre da quelle idee balzane che non avete il coraggio di prendere in considerazione, tirate fuori i sogni dal cassetto.  Invecchiare non è tirare i remi in barca, ma dispiegare le vele!

Come? Non sentite quella vocina interiore? E allora mettetevi all'ascolto. Piazzatevi davanti allo specchio e chiedetevi:
ma mi va bene così o vorrei cambiare qualcosa? E cosa vorrei cambiare? E cosa potrei fare per cambiare?
E poi però cominciate a cambiare.

L. Vignolo



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